Un progetto di cinematismo ambizioso, materiali di qualità e precisione di realizzazione: sono queste le caratteristiche che danno vita alla Erika M. È una macchina per scrivere portatile tedesca, considerata da molti scrittori una delle migliori macchine per scrivere di tutti i tempi.
Portatile sì per le dimensioni, ma non per il peso: quando la si prende in mano viene spontaneo chiedersi come possa una macchina così piccola pesare tanto. È estremamente massiccia, poiché molti dei suoi componenti di precisione sono ricavati da fusioni di ghisa. Il cinematismo è molto raffinato: la sua caratteristica principale è che i tasti scendono con un movimento ortogonale al piano di appoggio, anziché seguire un arco di cerchio come avviene nella maggior parte delle macchine per scrivere. Ma vi sono anche altre complessità, fortunatamente nel senso positivo del termine, quasi come se ci trovassimo davanti a un orologio meccanico.
Il meccanismo di regolazione dei margini utilizza i pulsanti quadrato verde e quadrato rosso collocati in basso a sinistra; il meccanismo del tabulatore impiega invece i pulsanti “T” rossa e “T” verde situati in basso a destra. Tutto ciò la rende piuttosto complessa da restaurare. Alcune parti sembrano quasi studiate appositamente per complicare la vita a chi, come me, deve occuparsi della manutenzione, ma la fatica viene ripagata al momento del collaudo: il risultato è una macchina eccellente.
La Erika Model M presentata in questo articolo è stata restaurata per uno scrittore irlandese, che mi raccontò di aver cercato a lungo un esemplare con tastiera QWERTY senza riuscire a trovarlo. Gli risposi: «Nessun problema, posso costruire la tastiera che ti serve!».
È bene ricordare che questo modello fu prodotto tra il 1935 e il 1949, quindi la sua produzione industriale coincise in larga parte con il periodo storico della Germania nazista. Le pochissime Erika M dotate in origine di tastiera inglese furono prodotte nel breve periodo successivo alla fine della guerra; negli altri casi si tratta di tastiere tedesche successivamente modificate, come quella presentata in questo articolo.
Per ottenere la disposizione QWERTY, i caratteri Z–W e M–? sono stati accuratamente dissaldati, scambiati di posizione e nuovamente saldati utilizzando stagno e flussante. Dopo la saldatura è indispensabile eseguire una precisa registrazione dei caratteri per ottenere una stampa perfetta, servendosi delle apposite pinze per l’allineamento: rari utensili originali dell’epoca, indispensabili per un vero restauratore.
Un piccolo lavoro artigianale di famiglia: mio padre lavorò dapprima come falegname e successivamente, fino alla pensione, come tagliatore di pelle in una fabbrica di scarpe. Mia madre cuciva invece a macchina, a cottimo e da casa, componenti per calzature fino agli anni Novanta, quando il settore calzaturiero della Riviera del Brenta attraversò una fase di diffuse chiusure e delocalizzazioni all’estero. Il materiale utilizzato è cuoio antichizzato, tagliato a mano con il tradizionale coltello da pelle. È stato poi cucito a macchina e rivettato sulla valigia. Il risultato è eccellente e perfettamente coerente con l’età e il carattere della custodia.