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Restauro di macchine per scrivere d’epoca

«Da dove è nata questa tua passione?» mi viene spesso chiesto.

La mia passione per le macchine da scrivere è nata all'età di 14 anni un sabato pomeriggio di mezza estate e... galeotto fu lo scoutismo! Il mio capo reparto dell’epoca, infatti, per rappresentare in modo più realistico una scenetta comica che si doveva recitare, portò, tra le altre cose, una vecchia Olivetti M40.

Quel congegno meccanico, allora per me del tutto nuovo e sconosciuto, mi incuriosì subito, e dopo un primo approccio timoroso e reverenziale con quei tasti di vetro e metallo di cui la macchina era corredata, cominciai via via a pigiarli tutti in rapida successione, rimanendone stregato e ammirato ad un tempo. Ricordo ancora oggi l'eccitazione di quel pomeriggio e soprattutto della sera, perché, rincasato, non riuscivo più a togliermi dalla mente le forme plastiche di quella macchina imponente e solida, e il fascino della sua meccanica tutta a vista.

Alessio in laboratorio

Ne ero rimasto completamente sedotto senza averne, allora, affatto consapevolezza. Convinsi quasi subito mio padre a regalarmene una, ma il budget di allora era assai modesto e così dovetti al momento accantonare l'idea dell'M40 e "accontentarmi" di una Olivetti lettera 32: era la mia prima macchina da scrivere... Avevo da poco iniziato gli studi all'Istituto Tecnico Industriale G. Marconi di Padova, e frequentavo l’indirizzo di Meccanica.

I cinque anni trascorsi all'Istituto Tecnico sono stati per me un'esperienza straordinaria. Appresi l'intero percorso che conduce dall'idea al prodotto meccanico finito: dalla progettazione con calcoli strutturali di alberi, ingranaggi e cuscinetti, passando per lo studio della matematica e dell'algebra. Ma il vero valore di quella formazione risiedeva nell'equilibrio tra teoria e pratica. Le ore trascorse nei laboratori di saldatura, tornitura, prove meccaniche di durezza e trazione, mi permisero infatti di costruire e verificare personalmente ciò che avevo progettato. Era questa l'essenza della formazione del Perito Industriale, una figura tipicamente italiana che ha contribuito a formare generazioni di professionisti e imprenditori di successo, tra cui Piero Ferrari e Federico Faggin, per citare due tra i più noti.

Correva l'anno 2013 quando conseguii il diploma di Perito Meccanico Industriale, poi, nel 2015, decisi di specializzarmi in micromeccanica presso la scuola di orologeria WOSTEP di Neuchâtel, in Svizzera. Altra tappa importante del mio cammino di studio fu quando a quasi due lustri di distanza dal diploma decisi, per passione, di intraprendere l'università come studente-lavoratore, conseguendo la laurea in Ingegneria Meccanica presso l'Università degli Studi di Padova. Un percorso impegnativo, fatto di studio, sacrifici e tanti momenti di soddisfazione, che mi ha arricchito sia dal punto di vista professionale che personale.

Certificazione WOSTEP

Lavorativamente posso contare su diverse esperienze, tra cui, su tutte, i sette anni trascorsi presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro, dove mi sono occupato della progettazione e realizzazione meccanica di diversi apparati sperimentali e di micro-rivelatori di particelle.

Ma si sa, i veri amori non finiscono mai, e la mia passione per le macchine da scrivere è tra questi. Crebbe via via fino a quando, un giorno, decisi di trasformarla in una professione. Da alcuni anni, infatti, mi dedico a tempo pieno, nel mio laboratorio, al loro restauro, riportando questi oggetti straordinari alla loro antica bellezza e al perfetto funzionamento.

Inoltre, in forza della nomina al Ruolo di Perito Penale esperto in macchine per scrivere, eseguo perizie su documenti dattiloscritti, stime economiche e valutazioni di esemplari antichi e no. È noto che le tecnologie moderne permettono di produrre con sempre maggior accuratezza falsi documenti d'epoca e proprio per questo risulta indispensabile e preziosa la figura di un esperto che possa attestare l'autenticità o meno di un documento, come potrebbe essere, pars pro toto, un testamento postumo, oppure nuovi e inediti documenti comparsi a seguito di una revisione processuale.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, oggi le macchine per scrivere non sono solo meri oggetti d'antiquariato o da collezione, ma continuano a trovare applicazioni concrete anche in ambiti del tutto inaspettati. Molte delle macchine che escono dal mio laboratorio sono oggi utilizzate da scrittori professionisti, giornalisti e medici, oltre che da psicoterapeuti che le impiegano come supporto nel percorso terapeutico dei loro pazienti.

Anche il mondo del cinema ha sviluppato un interesse sempre crescente verso macchine da scrivere perfettamente funzionanti. Negli anni ho avuto il privilegio di collaborare con numerose case di produzione e registi, italiani e internazionali. Il mio lavoro prende spesso avvio dalla consulenza storica, individuando le macchine più appropriate al periodo, all'ambientazione e al contesto narrativo dell'opera, per poi reperirle e restaurarle con la massima cura affinché soddisfino sia i requisiti estetici sia quelli funzionali richiesti sul set.

Ripley TV Series 2024 The Big Fake film 2025

Tra le varie collaborazioni figurano due produzioni distribuite da Netflix che hanno ottenuto un significativo successo internazionale: la serie TV Ripley, diretta dal premio Oscar Steven Zaillian, e il film The Big Fake di Stefano Lodovichi. Collaborazioni che rappresentano per me il naturale riconoscimento di un percorso professionale costruito giorno dopo giorno con dedizione, ricerca e autentica passione.

Eppure, al di là dei set cinematografici e delle produzioni internazionali, l'essenza del mio lavoro rimane profondamente personale, tanto quanto la storia di quel bambino con la Olivetti.

Ed è proprio qui, nel mio laboratorio, che si trova una Olivetti M40, identica a quella che un giovane scout toccò per la prima volta un sabato pomeriggio di molti anni fa. Fedele e autorevole compagna di un'epoca che ancora oggi rivive attraverso il ticchettio di numerosissimi appassionati in tutto il mondo.