La Olivetti M20 è una macchina per scrivere meravigliosa quando si presenta così ben restaurata e completa del suo pregiato basamento in legno massello. Ha una linea sobria e monumentale. Non può essere considerata rara; tuttavia, la produzione complessiva fu relativamente limitata, con soli 80.000 esemplari realizzati. Sono davvero pochi se confrontati con i principali modelli americani dello stesso periodo, prodotti in milioni di unità, con una differenza quindi di ben due ordini di grandezza.
La Olivetti M20 fu prodotta dal 1920 al 1933 e, in base alle piccole variazioni introdotte nel corso della produzione, può essere suddivisa in tre versioni principali. La M20/1, realizzata durante il primo anno di produzione, è naturalmente la versione più ricercata dai collezionisti.
Fu il secondo modello prodotto dalla prestigiosa casa di Ivrea, dopo la Olivetti M1, alla quale somiglia molto dal punto di vista estetico, tanto che alcuni erroneamente confondono le due macchine. La meccanica, invece, è completamente diversa da quella della predecessora: il complesso sistema di trasmissione rotativa mediante alberi, bielle e manovelle viene sostituito da una soluzione più semplice e funzionale basata su tiranti e leve piatte fulcrate.
Il complesso meccanismo quadripartito di azionamento dello scappamento viene sostituito da una soluzione ad arco completo, seguendo principi già adottati con successo da altre case costruttrici. I pesanti martelletti in acciaio forgiato, singolarmente fulcrati, vengono sostituiti da classici martelletti in lamiera tranciata e piegata, fulcrati su fessure concentriche e dotati di un meccanismo di sgancio rapido.
Anche il meccanismo di scappamento è di nuova concezione, ma viene modificato quasi subito, poiché nel lungo periodo si dimostra sensibile a problemi legati all’usura. L’ingegnoso sistema di alzo del rullo a quadrilatero articolato viene sostituito dall’importante novità del cestello basculante: per inserire le maiuscole non salirà più il rullo, ma scenderà il cestello portacaratteri. Si tratta di una soluzione di grande importanza, che caratterizzerà in seguito l’intera produzione Olivetti, fatta eccezione per la portatile MP1.
Sebbene la Olivetti M20 sia nettamente più semplice della Olivetti M1, rimane comunque una macchina per scrivere piuttosto complessa da restaurare. Portare a termine un restauro completo di questo modello richiede grande esperienza, oltre che passione e dedizione.
Le particolari finiture scelte per questi restauri sono il risultato di molti anni di esperienza e conferiscono alle Olivetti restaurate in questo laboratorio un aspetto davvero eccellente. Le più moderne tecniche di pulizia, unite all’impiego di prodotti della massima qualità, garantiscono una lunga durata del restauro. Le decalcomanie utilizzate sono prodotte internamente, identiche alle originali e considerate da molti tra le migliori oggi disponibili sul mercato.
Un restauro completo di una macchina per scrivere inizia con lo smontaggio della macchina, seguito da un accurato lavaggio di tutti i componenti meccanici, dapprima in vasca a ultrasuoni e successivamente mediante risciacquo con un solvente a base di petrolio.
Una volta pulito, ogni componente viene accuratamente asciugato e rimontato; il meccanismo interno viene quindi lubrificato con precisione nei punti necessari per garantire prestazioni ottimali. Anche la molla di carica viene smontata, pulita e rimontata con grasso nuovo, così da assicurare una tensione costante e un movimento fluido del carrello.
La macchina viene quindi sottoposta a un processo completo di registrazione, comprendente la messa a punto del cinematico, dell’alzo del nastro e dell’allineamento tra caratteri maiuscoli e minuscoli. I componenti soggetti alla naturale usura, come il nastro inchiostrato, i gommini, il tirante del carrello e le eventuali molle indebolite, vengono sostituiti con parti nuove.
In alcuni casi la verniciatura originale di una Olivetti M20 può trovarsi in condizioni precarie o addirittura molto precarie. Il problema interessa con particolare frequenza i componenti in lamiera: i due fianchetti del carrello, il poggiafoglio e la “scalinata” posta sotto la tastiera, elementi che possono richiedere una completa riverniciatura. In questi casi è necessario procedere con la sabbiatura e con una verniciatura professionale eseguita dalla carrozzeria con cui collaboro. L’intervento comporta inoltre una notevole quantità di lavoro aggiuntivo, poiché carrello e tastiera devono essere completamente smontati e successivamente rimontati pezzo per pezzo.
Le decalcomanie dorate sono composte da un’elegante iscrizione corsiva e da due fregi decorativi, tutti applicati come decalcomanie ad acqua. La loro delicatezza richiede un lavoro particolarmente accurato, così da preservare l’aspetto e il carattere originari della macchina.
Olivetti fu l’unica fabbrica di macchine per scrivere a utilizzare legno massello per le basi delle proprie macchine fino alla fine degli anni Trenta. In America, già nei primi anni del Novecento molte macchine erano dotate di basi in legno lamellare impiallacciato e, negli anni Dieci, questa soluzione era diventata praticamente universale. Ciò fa comprendere quanto l’ingegner Camillo Olivetti fosse determinato a costruire il miglior prodotto possibile.
Le basi delle M20, così come quelle delle M1, sono realizzate in quattro pezzi di legno uniti mediante la tradizionale lavorazione a tenone e mortasa, quindi in parte pantografati e in parte lavorati a mano con sgorbie e scalpelli. La costruzione in quattro elementi incastrati rende la struttura lignea estremamente stabile nel tempo; per questo è molto raro trovare basi Olivetti deformate o crepate, nonostante abbiano ormai tutte più di un secolo.
Il faggio risulta essere stata l’essenza maggiormente utilizzata, sebbene non sia stata l’unica impiegata. Ho personalmente verificato come originali una base molto grande in noce nazionale appartenente a una M20 con carrello doppio, oltre a una base in rovere per una Ruys, variante destinata al mercato britannico.
Il restauro del legno inizia con lo smontaggio di tutta la ferramenta metallica, così da poter carteggiare accuratamente la superficie. Se necessario viene eseguito un trattamento antitarlo e la base viene sigillata in un sacchetto per una settimana. Si applica quindi una mano di olio di vaselina e, infine, sei mani di gommalacca stesa a mano con la tradizionale tecnica del tampone.
Tutti i modelli di macchine per scrivere Olivetti prodotti prima del 1950 erano originariamente dotati della prestigiosa tastiera vetrata. Ogni lettera è stampata su un cartoncino, protetta da un vetro e fissata mediante un cerchiello in ottone nichelato.
Il problema di queste tastiere, che altrimenti sarebbero praticamente eterne, è la cattiva manutenzione ricevuta nel corso degli anni. Nel dopoguerra le macchine per scrivere venivano spesso lavate con lavatrici a petrolio anziché manualmente, come avveniva in precedenza. Il petrolio penetrava sotto i vetri, impregnando i cartoncini delle lettere e provocandone l’inevitabile deterioramento.
La Olivetti M20 montò due differenti tipi di tastiera a seconda dell’anno di produzione. In base alla mia esperienza personale, si può stabilire che fino al 1921 la tastiera originale fosse la stessa utilizzata sulla Olivetti M1, con scritte nere su fondo bianco e gli iconici tasti “Maiuscole” e “Ritorno” disposti concentricamente. Dal 1922 venne introdotta una versione differente, con un carattere leggermente diverso, ancora con scritte nere su fondo bianco sulla maggior parte dei tasti, fatta eccezione per “Maiuscole” e “Ritorno”, che presentavano scritte bianche su fondo nero.
È importante sottolineare, tuttavia, che nessuna M20 uscì dalla fabbrica con l’intera tastiera caratterizzata da scritte bianche su fondo nero. Quando si incontra una M20 con questa configurazione, si tratta del risultato di una riparazione eseguita nel dopoguerra, durante la quale venne montata una tastiera proveniente da una Olivetti M40/2.
Contro lo sporco ostinato, seccato dopo cinquanta e più anni di abbandono, il classico abbinamento di petrolio e pennello potrebbe fare ben poco. Mi riferisco in particolare a bianchetto secco, residui di gomma da cancellare — talvolta addirittura fusi dal calore di una soffitta —, grasso indurito, depositi di sebo misti a pelle morta e così via. La vasca a ultrasuoni che utilizzo nei miei restauri è stata realizzata da una ditta specializzata ed è stata studiata e costruita su misura specificamente per il lavaggio delle macchine per scrivere.


Come funziona? Il fenomeno alla base è quello della cavitazione. Le potenti onde generate dai sonotrodi vengono trasmesse all’acqua, creando microbolle ad altissima pressione che implodono a contatto con il pezzo. Utilizzando una semplice soluzione di acqua e sapone si ottiene un’azione combinata: un effetto fisico di “microspazzolatura” ad alta frequenza, unito all’azione sgrassante del detergente disciolto nel bagno. Il risultato è eccellente e, utilizzando saponi biodegradabili, anche l’impatto ambientale rimane ridotto.
Per riportare una Olivetti M20 in perfette condizioni di funzionamento è indispensabile ricostruire i diversi componenti in gomma, che con il passare degli anni tendono a indurirsi fino, in alcuni casi, a sgretolarsi completamente. Piedini, supporti elastici, rullo di stampa principale e rullini di trascinamento carta devono essere rinnovati quando necessario. Tutto ciò è reso possibile dall’esperienza e dalle attrezzature specialistiche disponibili in laboratorio. Per maggiori informazioni sul rifacimento dei rulli e dei rullini, potete consultare questa pagina.
Le macchine per scrivere sono costituite prevalentemente da metalli: ghisa, acciaio e ottone, mentre le leghe leggere di alluminio e zinco sono impiegate più raramente. Le parti in ghisa e lega leggera sono generalmente verniciate, mentre quelle in acciaio e ottone vengono nichelate o, in alcuni casi, cromate. Con il tempo e l’utilizzo, questo sottile strato di nichel o cromo, applicato mediante processi galvanici, tende a deteriorarsi, sfogliandosi oppure sviluppando estese e molto evidenti zone di ossidazione.
Una fase fondamentale del restauro consiste quindi nella rimozione di queste ossidazioni. A questo scopo viene utilizzato un utensile rotativo da orefice dotato di specifiche ruote abrasive Scotch-Brite di differenti grane, progressivamente più fini. I componenti vengono poi lucidati manualmente con paste abrasive fini. Infine vengono protetti con un sottile strato di trasparente oppure sottoposti a una nuova nichelatura o cromatura, in base alle preferenze del cliente e alla tipologia di restauro scelta.
Al termine del restauro, la macchina per scrivere viene sottoposta a un collaudo funzionale completo. Viene quindi rilasciato un certificato finale, dattiloscritto con la macchina stessa, firmato e timbrato, a conferma del superamento del collaudo e del completamento dell’intervento.