La macchina per scrivere Remington-Sholes fu progettata dall’architetto Charles B. Atwood, che tra le sue varie opere disegnò anche il Palace of Fine Arts di Chicago. Questa particolare macchina per scrivere sembra forse riflettere il design di quell’edificio, con la sua imponente forma neoclassica che ricorda un tempio greco. Il telaio è realizzato in ghisa, come nella maggior parte delle macchine per scrivere, ma presenta una particolare finitura superficiale che alcuni testi definiscono “bronzata”, mentre più correttamente si dovrebbe parlare di ramatura.
La Remington-Sholes fu la prima macchina per scrivere dotata di un cestello portacaratteri che si muoveva sotto l’azione del tasto delle maiuscole, permettendo la selezione dei caratteri superiori. L’approccio alternativo adottato da molti altri costruttori prevedeva invece lo spostamento del carrello; con il passare degli anni, tuttavia, tutti i produttori finirono per adottare il sistema a cestello basculante, poiché offriva importanti vantaggi, soprattutto sulle grandi macchine standard a carrello largo. Il Modello No. 1 è eccezionalmente raro. Non sono riuscito a trovare online nemmeno una fotografia di un esemplare; l’unica illustrazione conosciuta compare come disegno a fil di ferro nel celebre testo di riferimento Kleines Lexikon Schreibmaschinen, dove viene datato 1896. Si ritiene che la macchina fosse dotata di 43 tasti e 86 caratteri e che fosse esteticamente quasi identica ai successivi Modelli No. 2 e No. 3, con la sola differenza evidente della campanella montata sulla parte anteriore della macchina.
Sia il Modello No. 2 sia il Modello No. 3 entrarono in produzione nel 1897. Si differenziano soltanto per il numero di tasti e caratteri: il Modello No. 2 dispone di 38 tasti e 76 caratteri, mentre il Modello No. 3 qui presentato possiede 43 tasti e 86 caratteri, riprendendo di fatto le specifiche del precedente Modello No. 1.
Il nome deriva da Franklin Remington, che era il direttore dell’azienda, e da Zalmon Sholes, che ne era invece l’inventore. È importante sottolineare che non esisteva alcun legame commerciale con la Remington, già all’epoca nota produttrice di macchine per scrivere. Questo portò naturalmente a una causa intentata dalla Remington, conclusasi con la sua vittoria nel 1901. La macchina venne quindi rimarchiata Fay-Sholes e la ragione sociale fu modificata in Fay-Sholes Typewriter Co.
Il restauro di questo esemplare si è rivelato particolarmente impegnativo, nonostante si sia trattato di un intervento completamente conservativo. È stato un lavoro delicato, un po’ come quando nelle ville storiche si rimuovono strati di pittura o carta da parati per riportare alla luce i bellissimi affreschi originali sottostanti, un tempo coperti semplicemente perché non erano più considerati alla moda.
Le Rem-Sholes venivano originariamente prodotte con la cosiddetta finitura “bronzo”, termine improprio come già accennato, poiché la superficie era in realtà ottenuta mediante una ramatura galvanica brillante applicata sulla ghisa. Esistevano commercianti che acquistavano per pochissimo modelli americani ormai obsoleti, divenuti di scarso valore nel paese d’origine, per poi rivenderli in Europa. Questo fenomeno si verificò soprattutto dopo le guerre che devastarono i nostri paesi, in particolare la Prima e la Seconda guerra mondiale, pur non essendo affatto limitato ai soli periodi bellici.
Sono convinto che, per molti clienti, acquistare queste macchine di fine Ottocento fosse già qualcosa di insolito; sceglierne una con la caratteristica finitura ramata doveva apparire ancora più eccentrico. Per questo motivo i commercianti spesso le verniciavano a mano di nero, così da renderle più facilmente vendibili. Allo stesso modo, anche questa macchina era stata dipinta di nero, forse perché la sua insolita finitura ramata non era più apprezzata. La principale difficoltà consisteva quindi nel rimuovere la vernice successiva senza alterare il rivestimento di rame originale sottostante. Il restauro è stato portato a termine con successo, permettendo alla macchina di recuperare il proprio aspetto “bronzato” originario senza arrecare il minimo danno alla ramatura. Come prima operazione, l’intera macchina è stata accuratamente smontata pezzo per pezzo.
Una pulizia meccanica con spazzole montate sul trapano da orefice o mediante sabbiatura era assolutamente da escludere, poiché il sottile rivestimento di rame sarebbe stato irrimediabilmente compromesso. La soluzione, rivelatasi infine di grande successo, è stata quella di indebolire la vernice con acetone puro e provocarne successivamente il distacco mediante una potente macchina per il lavaggio a ultrasuoni.
Gli sverniciatori chimici sono stati volutamente evitati per il timore che potessero intaccare o corrodere la superficie in rame. I componenti smontati sono stati invece abbondantemente spennellati con acetone puro. Questo ha provocato il raggrinzimento e l’ammorbidimento della vernice, fortunatamente perché lo strato nero applicato a pennello non possedeva la stessa resistenza e adesione delle finiture nere elettrodepositate tipicamente utilizzate sulle macchine per scrivere.
L’acetone puro non produce effetti dannosi sul rivestimento di rame. Una volta sufficientemente compromessa la vernice, i componenti sono stati immersi in un potente bagno a ultrasuoni, la cui azione ha favorito il distacco dello strato sovrapposto. Di tanto in tanto il processo è stato delicatamente agevolato a mano mediante una spazzola con setole in nylon.
Per eseguire un restauro corretto, il carrello è stato rimosso dalla macchina e completamente smontato pezzo per pezzo. Ogni componente è stato meticolosamente pulito e riportato a una finitura brillante mediante lucidatura manuale con pasta da carrozzeria e un morbido panno di cotone. Anche il gruppo della molla di carica è stato completamente smontato. Ciò ha permesso di eliminare il vecchio grasso ormai essiccato, applicare nuovo lubrificante e controllare accuratamente le condizioni meccaniche di tutti i componenti prima del rimontaggio.
Per riportare la macchina per scrivere in perfette condizioni di funzionamento è stato necessario ricostruire i diversi componenti in gomma che, con il passare del tempo, si erano induriti e in alcuni casi completamente disgregati. Piedini, rullo di stampa principale, rullini inferiori e rullini frontali di trascinamento carta sono stati tutti rinnovati utilizzando attrezzature specialistiche e tecniche sviluppate in anni di esperienza. Per maggiori informazioni sul rifacimento dei rulli e dei rullini, potete consultare questa pagina.
Sono stati inoltre ricostruiti diversi componenti meccanici mancanti o danneggiati, tra cui un perno di arresto del carrello, quattro viti fuori standard e una manopola in resina. Ove possibile, le parti originali sono state conservate e ogni elemento ricostruito è stato realizzato con attenzione affinché corrispondesse per aspetto e funzione all’originale, preservando così l’integrità storica della macchina.
La base originale in legno è impiallacciata in rovere americano. Durante il restauro sono state eseguite diverse riparazioni sulla superficie superiore a vista utilizzando impiallacciatura d’epoca in rovere americano recuperata da un altro manufatto antico. Questo approccio ha permesso di mantenere la coerenza visiva e storica con la finitura originale.
La parte inferiore, invece, era troppo estesamente danneggiata per poter essere recuperata con un intervento conservativo. In questo caso l’impiallacciatura è stata interamente sostituita con nuovo rovere americano, selezionato con attenzione per venatura e tonalità, così da mantenere l’integrità complessiva e l’aspetto della base nel rispetto del suo carattere originario.
Al termine del restauro, la macchina per scrivere viene sottoposta a un collaudo funzionale completo. Viene quindi rilasciato un certificato finale, dattiloscritto con la macchina stessa, firmato e timbrato, a conferma del superamento del collaudo e del completamento dell’intervento.