Provate a immaginare una macchina per scrivere meccanica talmente complessa, talmente precisa e dotata di così tante funzionalità da poter essere considerata a tutti gli effetti una macchina compositrice. Una macchina capace di scrivere con spaziatura proporzionale, dotata di caratteri intercambiabili sostituibili in pochi secondi. Una macchina provvista di un piccolo “cervello meccanico” che lavora in logica binaria quasi come un computer, capace non soltanto di elaborare i segnali ricevuti dalla tastiera, ma anche di conservarli in memoria. Questo, e molto altro, è la IBM Selectric Composer: la macchina per scrivere meccanica più complessa mai costruita, un vero elaboratore di testi puramente meccanico.
La sua alimentazione elettrica non deve trarre in inganno facendo dubitare della natura essenzialmente meccanica della macchina. L’elettricità serve esclusivamente ad alimentare un motore che fornisce la coppia necessaria a compiere i numerosi cicli meccanici di funzionamento; non svolge alcun’altra funzione. Se immaginassimo di rimuovere il motore e fornire il moto in un altro modo — ad esempio tramite pedali — la macchina funzionerebbe esattamente allo stesso modo.
Ma a cosa serviva realmente una macchina di questo tipo? Sebbene nulla vietasse di utilizzarla per la normale corrispondenza, il suo scopo principale era la produzione di originali di alta qualità destinati alla preparazione delle lastre per stampa offset. Il procedimento era diverso dal più conosciuto ciclostile. Invece di incidere una matrice su un foglio cerato privo d’inchiostro — molti ricorderanno che la posizione “stencil” presente sulle macchine per scrivere serviva proprio a questo — la Composer produceva un testo nero, nitido, su carta traslucida. La pagina veniva quindi completata manualmente aggiungendo loghi, illustrazioni o altri elementi grafici. Da questo originale finito si ricavava un negativo fotografico, utilizzato a sua volta per impressionare la lastra offset. Rispetto alla tradizionale composizione manuale ciò rappresentava un enorme risparmio di tempo e lavoro. Era più lenta di una Linotype, ma offriva una flessibilità straordinaria. Pensiamo, ad esempio, a un testo matematico o scientifico che richieda lettere greche, simboli di integrale, simboli di funzione e numerosi altri caratteri speciali: elementi semplicemente non disponibili su una Linotype standard. Con la IBM Selectric Composer, invece, era sufficiente acquistare una o due palline tipografiche supplementari per poterli inserire con facilità.
Riportare questo esemplare alla piena efficienza, facendo funzionare correttamente ogni sua singola funzione, si è rivelato una sfida straordinaria. La IBM Selectric Composer è una macchina estremamente rara; i pochi esemplari sopravvissuti sono quasi sempre non funzionanti, i ricambi non esistono più e la complessità, oltre al costo, di un restauro completo è considerevole. Per questo motivo oggi si conoscono soltanto pochissime Composer perfettamente funzionanti.
Le macchine per scrivere utilizzano generalmente caratteri monospaziati, nei quali cioè ogni lettera occupa sul foglio la stessa larghezza. Si rese quindi necessario sviluppare caratteri specifici per macchine per scrivere, studiati per conferire al testo un aspetto più uniforme, come Pica, Eletto, Prestige Elite, Courier e molti altri. In questi caratteri le lettere come la “m”, che normalmente occuperebbero molto spazio, vengono compresse, mentre lettere come la “i” vengono ampliate. I pochi modelli di macchina per scrivere dotati di spaziatura proporzionale — e quindi necessariamente di caratteri specifici — ebbero uno scarso successo commerciale per diversi motivi. Uno dei principali era che, in caso di errore di battitura, per tornare indietro correttamente bisognava ricordare a memoria la larghezza di ogni lettera espressa in unità base. Provate a scrivere una breve lettera con una macchina proporzionale e vi renderete subito conto di quanto potesse essere esasperante! Come vedremo più avanti, sulla IBM Composer questo problema venne completamente risolto grazie a una sorta di “cervello meccanico”: l’unità di controllo.
Un altro importante indice qualitativo da considerare è il numero massimo di unità base per carattere che una macchina proporzionale è in grado di gestire: quanto maggiore è questo numero, tanto maggiori sono le possibilità del tipografo di realizzare un carattere raffinato e visivamente armonioso. La IBM Selectric Composer lavora con ben 9 unità base, mentre la Olivetti Graphika, per confronto, ne gestisce soltanto 5.
Il restauro della IBM Selectric Composer ha richiesto lo smontaggio completo e la pulizia di centinaia di componenti meccanici, molti dei quali risultavano bloccati dopo decenni di inattività. Ogni sottogruppo — dai meccanismi di scappamento e trasmissione fino al “cervello meccanico” e al gruppo Whiffletree — è stato accuratamente pulito mediante lavaggio a ultrasuoni e solventi a base di petrolio, quindi asciugato, lubrificato, registrato e sincronizzato per restituire alla macchina la sua straordinaria precisione. Le fotografie seguenti documentano alcune delle fasi più delicate e impegnative di questo lavoro.
Al termine del restauro, la macchina per scrivere viene sottoposta a un collaudo funzionale completo. Viene quindi rilasciato un certificato finale, dattiloscritto con la macchina stessa, firmato e timbrato, a garanzia dell’intervento.