La Olivetti Graphika è una macchina da scrivere manuale a scrittura proporzionale che rappresenta uno dei prodotti più particolari e al contempo meno fortunati di casa Olivetti. Unica nel suo genere, nel presente articolo analizzeremo in dettaglio sia le peculiarità sia le criticità, approfondendo nel dettaglio anche le soluzioni tecniche che ne hanno caratterizzato il progetto. Verranno infine illustrate, passo dopo passo, le fasi di un restauro meticoloso, che ha permesso di riportare la macchina in condizioni di perfetta efficienza, riconsegnandola al cliente corredata dal certificato di collaudo scritto oltre che una garanzia di 2 anni sul corretto funzionamento, a testimonianza dell’accuratezza e dell’affidabilità del lavoro svolto.
La Graphika deriva meccanicamente dalla Lexikon 80, con cui condivide moltissimi elementi tanto che, trascurando per un attimo il colore e altri piccoli dettagli, i due modelli appariranno uguali a un occhio inesperto. In effetti, la principale differenza è più sottile e sta nel tipo di scrittura: proporzionale con caratteri tipografici firmati da due grandi tipografi del ’900.
Ma che differenza c’è tra un carattere proporzionale e uno monospaziato? Un carattere proporzionale è, ad esempio, quello che state leggendo su questo sito web: lettere diverse hanno larghezze diverse. Invece, quando si verifica che ciascuna lettera sia essa una “m” oppure una “i” occupa lo stesso spazio, il carattere si dice “monospaziato”. Si sa che le macchine per scrivere meccaniche non sono oggetti semplici, anzi, spesso complessi; tuttavia la scelta di utilizzare caratteri monospaziati ha permesso di non aggiungere ulteriore complessità. Il problema di questa famiglia di caratteri sta negli inevitabili squilibri visivi: “addensamenti” nelle zone occupate da lettere larghe, come la “m”, e spazi eccessivi attorno a lettere più strette, come la “i”. Per questo motivo sono state studiate soluzioni grafiche con grazie molto pronunciate nelle lettere strette (i, l, j), nel tentativo di compensare visivamente queste discrepanze e rendere la lettura più uniforme. Il più celebre e riuscito tra i caratteri monospaziati è il “Pica”, di cui esistono peraltro numerose variazioni.
La Olivetti Graphika risolve questi problemi assegnando a ciascun carattere uno spazio proporzionale alla sua forma. Le lettere e i segni vengono quindi suddivisi in quattro gruppi, con valori di 2, 3, 4 e 5 unità, dove ogni unità corrisponde a 0,785mm. Ad esempio la "i" vale 2, la "a" vale 3 e la "A" vale 4. Inoltre è resa disponibile una funzione “espanso” che aggiunge un’unità di spazio a destra di tutti i caratteri, mantenendo però la barra spaziatrice sul valore di base. Per questo la barra spaziatrice è smezzata, la parte sinistra produce 2 mentre la destra 3 unità. Questa soluzione proporzionale permette di ottenere una pagina dattiloscritta visivamente più equilibrata e “tipografica”, avvicinando la resa della macchina da scrivere a quella della stampa tradizionale. Un altro elemento distintivo è l'offerta di due caratteri tipografici firmati da due grandi grafici del '900: Imre Reiner e A.M. Cassandre (pseudonimo di Adolphe Jean-Marie Mouron). I due caratteri non differiscono solo nello stile ma anche nei coefficienti di proporzionalità. A esempio la lettera "r" vale 2 unità su Cassandre e 3 su Reiner. Superfluo sottolineare che non sono assolutamente intercambiabili: una macchina nasce e resta per sempre con un determinato tipo.
Sono state prodotte dodici tastiere nazionali differenti, adatte a tutti i principali mercati a cui si rivolgeva la Olivetti. Tuttavia una cosa che è bene tenere presente è che l'unico mercato in cui era disponibile sia in font Reiner che Cassandre era quello italiano. Così ad esempio sulle Graphika in tastiera AZERTY francese si troverà solo font Reiner, come anche sulle QWERTZ svizzere, mentre sulle sulle QWERTZ tedesche solo Cassandre, come anche sulle QWERTY americane. Nel dettaglio, potete consultare tutte le tastiere disponibili e le corrispondenze di font nella tabella allegata. Una domanda che spesso mi viene fatta è «in termini assoluti, quale tra i due caratteri è più raro?». È difficile rispondere con certezza, non potendo sapere la tiratura fatta per ciascuna nazione, ad ogni modo, confrontandosi anche con altri collezionisti appassionati di Olivetti, sembrerebbe che il Cassandre sia più raro del Reiner, con una distribuzione di circa 1/3 Cassandre e 2/3 Reiner.
La Graphika ottenne uno scarso successo commerciale e le ragioni furono principalmente di natura pratica. La complessità meccanica del sistema la rendeva molto più difficile da utilizzare rispetto ad una Lexikon, sia per il tocco sia per il ritorno a capo; era inoltre più costosa, e già la Lexikon era una macchina per scrivere decisamente costosa. In caso di errore o battitura parziale il ritorno alla lettera battuta non era facile, bisognava andare a vedere sulla tabella quante unità avesse la lettera battuta e premere il tasto di ritorno tante volte; questo era un problema comune a tutte le macchine a scrittura proporzionale meccaniche eccetto IBM Selectric Composer. Infine, e direi che questo è stato il problema principale, la mancanza di un sistema che calcolasse gli spazi necessari alla perfetta giustificazione, unita alla scelta di impiegare un nastro in tessuto anziché carbografico, determinò la mancata diffusione nelle piccole tipografie, dove avrebbe potuto veramente affermarsi come macchina per la creazione di matrici al bromografo.
Questa è la storia di Graphika, la rara Olivetti manuale prodotta in meno di 8000 esemplari negli stabilimenti Olivetti di Glasgow e Ivrea tra il 1957 e il 1959. Una macchina da scrivere un tempo considerata "fallimentare", oggi invece altamente desiderata dal punto di vista collezionistico, tanto da fare impazzire gli appassionati di scrittura meccanica di tutto il mondo, desiderosi di redarre con essa dattiloscritti dal carattere altamente distintivo.